Celebrando Lorenzo Perosi e Valentino Miserachs Grau è il sottotitolo di un progetto dedicato a due papi Leone. Nel 1903 Perosi (di cui ricorre il 70° anniversario della morte) scrisse di getto una Messa da Requiem per i funerali di Papa Leone XIII. In omaggio a S.S. Papa Leone XIV verranno invece eseguite alcune pagine di monsignor Miserachs, figura di prim’ordine nel campo della musica sacra contemporanea, a 60 anni dalla sua ordinazione presbiteriale: sacerdote con la vocazione alla musica, come fu don Lorenzo Perosi.
in collaborazione con Festival Mediterraneo di Musica Sacra di Catania e con Università di Catania
venerdì 3 e sabato 4 luglio 2026 Casa Zanussi Centro Cultura Pordenone LABORATORIO DI MUSICA SACRA BIZANTINA a cura di Gerasimos Papadopoulos Ensemble Kalophonia Con la partecipazione del Coro S. Antonio Abate
Un viaggio nel cuore della tradizione bizantina, tra Sicilia e Grecia, un ponte sonoro tra le radici storiche italo-greche e le espressioni contemporanee della spiritualità musicale d’Oriente. Un laboratorio intensivo con approfondimento delle tecniche vocali, grazie alle trascrizioni in notazione moderna eseguite a partire dalla originaria notazione neumatica dei manoscritti italo-greci di Messina, allo scopo di esplorare la continuità tra la tradizione ortodossa e le comunità storiche del Sud Italia. Presentazione del volume “Musica bizantina italo-greca” (Euracus, 2024) curato da A. Fera e G. Sanfratello. Concerto finale.
Musiche di Maurizio Agostini Federico Lepre tenore Riccardo Burato pianoforte Elisabeth Zawadke organo Mario Ruffini direttore
in collaborazione con Piccolo Opera Festival
DUETTO TRA L’ANIMA E GESù CRISTO (1760)
Musiche di Sant’Alfonso de’ Liguori Kamilla Karginova soprano Mirko Grgorinić tenore Giacomo Catana violino Elisabeth Zawadke organo
Due rare e curiose partiture che, distanti quasi 250 anni, si configurano come dialoghi immaginari tra il conscio e l’inconscio. La prima, di Maurizio Agostini (1978), in prima assoluta al Piccolo Opera Festival un giorno prima dell’esecuzione pordenonese, ripercorre la vicenda umana di un prete che incontra inaspettatamente nel confessionale una terribile colpa del proprio passato che credeva rimossa. La seconda, opera pregevole dell’autore del più noto “Tu scendi dalle stelle”, rappresenta in uno stile tipico dell’opera italiana settecentesca, la disperazione dell’Anima del credente al cospetto con le sofferenze di Cristo sulla croce.
Tra XII e XIV secolo, la Chiesa attraversò una profonda crisi di credibilità: ricchezze e potere mondano, che spesso si accompagnavano a corruzione morale e allontanamento dai valori evangelici, vennero denunciati in tutt’Europa da intellettuali quali Abelardo, Guglielmo da Ockham o lo stesso Dante Alighieri, oltre che criticati, derisi e parodiati in opere letterarie fra le quali Le Roman de Fauvel, i Carmina Burana il Decameron. La corruzione di una parte del clero, unita alla scarsa evangelizzazione del laicato, favorirono anche la diffusione di movimenti ereticali come quelli dei Catari e dei Valdesi, che mettevano in discussione i dogmi e l’autorità ecclesiastica. In questo scenario travagliato, nascono contemporaneamente, per opera di due giganti della Fede, San Francesco d’Assisi (1181/1182-1226) e San Domenico di Guzmán (1170-1221), due nuovi ordini religiosi: rispettivamente i Mendicanti e i Predicatori. Mentre i tradizionali ordini monastici continuavano ad accogliere chi desiderava staccarsi dal mondo per dedicarsi alla preghiera, i Francescani e i Domenicani si dedicarono totalmente alla predicazione e all’educazione dei laici nelle compagini cittadine e rurali, contribuendo con la scelta di povertà personale al rinnovamento spirituale della Chiesa e predicando un’alternativa credibile e ortodossa alle eresie diffuse. Grazie all’azione dei predicatori, i laici di ogni classe sociale furono invogliati a coltivare la propria formazione religiosa e a praticare una vita di preghiera comunitaria. Le Compagnie dei Laudesi, confraternite di fedeli laici diffuse soprattutto nell’Italia dei Comuni, si riunivano regolarmente a pregare cantando le “laude”, canti religiosi in lingua volgare i cui testi, ispirati alla vita di Cristo, della Vergine o dei Santi, avevano anche uno scopo educativo e morale, aiutando a contrastare le idee ereticali con il linguaggio comprensibile e coinvolgente del canto. Così, attraverso la parola predicata e quella cantata, ordini religiosi e confraternite formarono un unico fronte a difesa dell’ortodossia e dell’unità della Chiesa.
Elena Di Marino soprano Marina Bonetti arpa doppia a tre ordini
Nel primo Seicento italiano, parola e suono si incontrano in una forma capace di toccare profondamente la dimensione interiore. La musica di questo periodo si muove con naturalezza tra raccoglimento e intensità, tra meditazione e partecipazione interiore. Il titolo Ghirlanda spirituale richiama l’idea di una raccolta di brani diversi, come fiori intrecciati in una stessa corona: ogni pezzo conserva la propria identità, ma tutti partecipano a un unico percorso, fatto di contrasti, affetti e risonanze interiori. Il programma attraversa diverse forme vocali del primo Seicento mettendo in luce la varietà dei linguaggi e dei modi di esprimere il testo. Alcuni brani si ispirano al Cantico dei Cantici, fonte privilegiata della cultura musicale seicentesca: testi come Audi, amica mea di Bartolomeo Barbarino e O quam tu pulchra es di Alessandro Grandi trasformano il linguaggio amoroso in un’espressione di devozione, in un equilibrio sottile tra sensualità e tensione spirituale. Accanto a questi, trovano spazio anche forme più semplici legate alla pratica oratoriana, come O forza divina dell’oratione, costruita sull’aria detta Bella Pedrina, esempio di adattamento di un modello musicale conosciuto al testo. Il percorso si apre con il Lamento di Johann Jakob Froberger, una delle pagine più intense del Seicento europeo, e si sviluppa attraverso una successione di forme e caratteri diversi, accomunati dalla centralità dell’espressione. Le pagine strumentali si inseriscono in questo tessuto come momenti di articolazione e di approfondimento: dalla Ricercata anonima del manoscritto di Castell’Arquato, esempio di scrittura contrappuntistica su modello imitativo, alla libertà e al colore delle intavolature di Johann Hieronymus Kapsberger e della toccata di Francesco Lambardo, fino alla Passacaglia di Luigi Rossi, unica testimonianza strumentale a lui attribuita giunta fino a noi, trasmessa nel manoscritto Bauyn. Al centro si colloca Dicano i monti di Orazio Michi dell’Arpa, una cantata spirituale in cui il rapporto tra parola e musica si fa particolarmente diretto e articolato e non mancano pagine di destinazione liturgica, come il mottetto Iubilet tota civitas di Claudio Monteverdi, che amplia ulteriormente l’orizzonte del percorso. In questo contesto, l’arpa si inserisce come uno degli strumenti privilegiati dell’epoca per l’accompagnamento del canto, capace di sostenerlo con equilibrio e trasparenza, ma anche di dialogare con esso con grande flessibilità. Lo strumento utilizzato è l’arpa cosiddetta “doppia”, già nel Seicento indicata come arpa a tre ordini o a tre registri: uno strumento oggi raramente ascoltato, ma allora particolarmente ricercato per la ricchezza del suo suono e per le sue possibilità espressive. Il percorso si conclude con la Canzonetta sopra alla nanna di Tarquinio Merula, una pagina di grande intensità, in cui la dolcezza della ninna nanna si intreccia ad una meditazione profonda sul dolore e sul destino umano. Questa “ghirlanda” musicale invita a un ascolto raccolto, in cui la varietà delle forme e dei linguaggi si ricompone in un’esperienza unitaria.
Francesco, il Sultano, una tenda sulle rive del Nilo Azione scenica per attrice, basso, baritono, archi, coro misto e percussioni
testo di Guido Barbieri musica di Marcello Fera
Jacopa de’ Settesoli attrice Astra Lanz Francesco baritono Nicola Zambon al-Malik al-Kamil, Sultano d’Egitto basso Ludovico Dal Pra Marco Zancopercussioni e maestro di spada
Gruppo Vocale Heinrich Schütz soprani Elisabetta Agostini, Elena Bassi, Victoria Constable, Elisabetta Dalla Valle, Emma Dolza, Mila Ferri, Sonila Kaceli, Laura Rigotti contralti Lisa Foletti, Barbara Giorgi, Grazia Paolella, Claudia Romano, Marta Serra, Laura Vicinelli tenori Fabio Galliani, Gianni Mingotti, Claudio Rigotti, Stefano Visinoni bassi Riccardo Bovina, Gianni Grimandi, Riccardo Parmeggiani, Giacomo Serra, Enrico Volontieri
Marcello Feraviolino solista e direttore
costumi Manuela Monti – luci Marco Rabiti – riprese video a cura di Sala d’Arme del Folle realizzate presso Arca Studios, Torino – tiratori di spada Marco Zanco e Davide Gallo
Commissione di Ravenna Festival In coproduzione con Festival Internazionale di Musica Sacra di Pordenone, Festival di Musica Sacra Trentino – Alto Adige/Süd Tirol prima assoluta
Justin Smithdirettore Musiche di Monteverdi, Di Lasso, Aleotti, Phillips, Esmail, Messiaen, Bruckner In collaborazione con Associazione Corale Seghizzi Gorizia Circuito Seghizzi in Regione
Il prestigioso coro statunitense è stato scelto dalla direzione artistica del Concorso Internazionale Seghizzi di Gorizia per il nostro Festival anche per l’affascinante programma che parte dal Rinascimento per balzare ad alcune significative pagine del Romanticismo e del secondo Novecento. Il tema della Fede sottende tutte queste composizioni, che ne manifestano le sue espressioni più diverse ed estreme: pacate, ferventi, oranti, tragiche ed esultanti.
GO!Borderless Orchestra e Coro Alina Tabolina soprano Marianna Acito mezzosoprano Bao Chengai tenore Nicola Ciancio basso-baritono Elia Macrì direttore Musiche di Haydn, Mozart e Salieri In coproduzione conPiccolo Opera Festival
Il programma trae spunto dall’incoronazione dell’imperatore Leopoldo II nel 1790, evento per il quale fu composto il Krönungs-Te Deum di Salieri e, secondo alcuni, anche la Krönungsmesse – ovvero Messa dell’Incoronazione – di Mozart. Ma è più probabile che lo splendido lavoro mozartiano si riferisca alle tradizionali feste per l’anniversario dell’Incoronazione, avvenuta per disposizione del Pontefice nel 1751, di una immagine miracolosa della Vergine venerata nel santuario di Maria Plain presso Salisburgo.
Maddalena De Biasi soprano Lorenzo Renosi controtenore Davide Galleano tenore Paolo Leonardi baritono Giacomo Pieracci basso
Maria Eleonora Caminadasoprano Mimma Campanaledirettrice Musiche di Palestrina, Mendelssohn, de Victoria, Rossini, Solbiati In collaborazione con Festival di Musica Sacra di Trento e Bolzano
Planctus Mariae (ma il vero titolo è Donna de Paradiso) è la più nota delle laude raccolte da Jacopone da Todi sotto il titolo di Laudi del folle amore. La straordinaria interpretazione di Franca Rame in Mistero buffo, di Dario Fo, che ne svelò la forza testuale e l’enorme potenzialità gestuale e scenica, ha ispirato l’opera Del Folle Amore, Passione secondo Maria di Alessandro Solbiati è dedicata alla madre di Giulio Regeni e a tutte le madri-coraggio del mondo. Viene qui presentata la prima esecuzione della versione per soprano, quartetto vocale e orchestra (2025). Nella prima parte del programma alcune significative pagine rinascimentali e romantiche sui temi dell’amore, dell’umana sofferenza e della fede.
PROGRAMMA
Stabat mater melodia popolare polacca arrangiata da Bartosz Izbicki (1975-)
Giovanni Pierluigi da Palestrina (1525-1594) Missa Brevis: Kyrie
Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809-1847) 2 cori sacri op. 115 Beati mortui Periti autem
Thomas Luis de Victoria (1548-1611) Judas mercator pessimus
Giovanni Pierluigi da Palestrina Missa Brevis: Gloria
Gioacchino Rossini (1792-1868) Preghiera
Alessandro Solbiati (1956-) Del folle amore Passione secondo Maria per soprano, coro e orchestra sulla Lauda “Donna de Paradiso” di Jacopone da Todi Dedicato alla madre di Giulio Regeni e a tutte le madri-coraggio del mondo prima esecuzione della versione per soprano, quartetto vocale e orchestra (2025)
In collaborazione con Festival di Musica Sacra di Trento e Bolzano
Musica Marianna Acito testo Francesca Masi Laura Zecchini soprano Daniela Pinimezzosoprano Angelo Testori tenore Ensemble La Corelli Gruppo Vocale Heinrich Schütz Mattia Dattolo direttore CommissioneRavenna Festival in occasione del Giubileo della Speranza 2025 In coproduzione conFestival Internazionale di Musica Sacra di Pordenone, Pergolesi Spontini Festival di Jesi. In collaborazione con ilTeatro Alighieri
Servizio TGRFVG – mercoledì 25 giugno 2025
Un canto di amore, fedeltà e redenzione, Rut – Raccolti di speranza narra la stra- ordinaria vicenda di una donna moabita che sceglie di legarsi in maniera profonda e incondizionata a Noemi, la quale diventa per lei madre: legame affettivo, intriso di amore e fedeltà, diventa il fulcro emotivo dell’opera, simbolo di una famiglia scelta e di una solidarietà che trascende i vincoli del sangue. Una coproduzione tra tre prestigiosi festival che hanno deciso di affidarla alla creatività di una delle più interessanti giovani compositrici italiane del momento
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