Manifestazione: Festival Internazionale di Musica Sacra
Rassegna stampa 2020
Francesco Maria Perrotta di ItaliaFestival saluta il Festival Internazionale Musica Sacra (PN)
Al via il Festival Internazionale di Musica Sacra 2020. A cura di Presenza e Cultura Pordenone
Francesco Maria Perrotta di ItaliaFestival saluta il Festival Internazionale Musica Sacra (PN)
Rassegna stampa
ESPLORANDO LA FANTASIA – SAROLTA SZULYOVSZKY
Nell’ambito delle iniziative del XXIX Festival Internazionale di Musica Sacra 2020 “Trinitas. Trinità dell’Umano”
VILLA FROVA, COMUNE DI CANEVA
Edificio storico dell’800 contenitore culturale e multifunzionale
La mostra, realizzata in collaborazione con il COMUNE DI CANEVA per iniziativa di PRESENZA E CULTURA e CENTRO INIZIATIVE CULTURALI PORDENONE, a cura di Silvia Pignat, è adesso visitabile in presenza fino al 20 giugno 2021, da lunedì a domenica in orario 15/18.30, solo su prenotazione per singoli o piccoli gruppi, inviando email a [email protected] Le visite del weekend nelle giornata di sabato e domenica vanno necessariamente prenotate entro il giovedì precedente.
“ESPLORANDO LA FANTASIA”, A VILLA FROVA DI CANEVA, LA MOSTRA OMAGGIO ALLA NOTA ILLUSTRATRICE UNGHERESE SAROLTA SZULYOVSZKY, DOCENTE DELLA SCUOLA INTERNAZIONALE DI ILLUSTRAZIONE DI SARMEDE, NEL 2018 E 2019 NOMINATION AL PRESTIGIOSO ASTRIDE LNDGREN MEMORIAL AWARD, FRA I TESTIMONIAL DELL’UNGHERIA NEL 2021 ALLA BIENNALE DELL’ILLUSTRAZIONE DI BRATISLAVA.
CLICCA PER SEGUIRE IL PERCORSO VIRTUALE ALLA MOSTRA A CURA DELL’ILLUSTRATRICE SAROLTA SZULYOVSZKY
Un viaggio affascinante nell’illustrazione, nelle storie che sanno trasformare le cose apparentemente ordinarie in magici compagni di avventura, la mostra allestita a Villa Frova di Caneva nell’ambito del Festival Internazionale di Musica Sacra 2020, sospeso per pandemia lo scorso anno e in fase di recupero nel 2021. “Esplorando la fantasia: Sarolta Szulyovszky” è un itinerario in omaggio alla nota illustratrice ungherese che dal 1997 vive in Italia e insegna alla Scuola Internazionale di Illustrazione di Sàrmede. Sarolta Szulyovszky, nata a Budapest, ha illustrato oltre 20 libri per bambini e adulti, per case editrici ungheresi, italiane, polacche e statunitensi e nel 2013 la sua copertina per “Folyékony tekintet” (ed. Libri, Budapest, 2013) è stata selezionata da The Wall Street Journal tra le 12 copertine più belle della Fiera del libro di Francoforte. Nel 2018 e nel 2019 è stata nominata al prestigioso premio Astrid Lindgren Memorial Award e nel 2021 è stata selezionata tra i 15 illustratori che rappresentano l’Ungheria alla Biennale d’Illustrazione di Bratislava.
UNA PREVIEW DIGITALE ARRIVERÀ CON LA VISITA GUIDATA FORMATO VIDEO, LUNEDÌ 3 MAGGIO ORE 18.00, online sui canali social facebook e youtube del Centro culturale Casa Zanussi di Pordenone, nella produzione del filmmaker Giorgio Simonetti. Info [email protected]
Le immagini in mostra a Villa Frova, tutte inedite e per la prima volta esposte, ci portano in viaggio sulla terra, nel cielo e sull’acqua attraverso storie ambientate in paesi e in epoche reali e immaginarie. Sono tratte dagli ultimi libri illustrati dall’artista, come “Tündérkeresztanya” (La zia fata, Pagony, 2019), e “L’uomo delle bolle” (Erickson, 2019), una storia vera narrata da Irene Biemmi: il viaggio di un ex medico russo che diventa l’artista di strada più amato dai bambini in Italia. “Nagy Indánkönyv” (Manó Könyvek, 2020) è una raccolta dei celebri romanzi di J.F. Cooper che ci porta nelle praterie nord-americane del XIX secolo, mentre “Hősteki és az eltünt holdtehén” (Piccola tartaruga coraggiosa, Bookart, 2020), è il romanzo fantasy della giovane autrice ungherese Adrienn Dér che ci proietta in mondi popolati da creature fantastiche.
In mostra anche un progetto personale inedito dell’illustratrice: un dittico dedicato a Trosia Hilara, filatrice e tessitrice schiava che visse ad Aquileia nel I. secolo a.C. Trosia, lavorando con impegno e senza sosta, riuscì a riscattarsi dalla condizione di schiava pagando al suo padrone il prezzo della sua libertà. Divenne così una “liberta”, una donna libera, e titolare di un laboratorio artigianale di lavorazione della lana. La sua lapide è conservata nella Gallerie Lapidarie del Museo Archeologico Nazionale di Aquileia. Per i visitatori più piccoli della mostra ci sono anche cinque pannelli didattici che spiegano come nasce un libro illustrato, in particolare come è nato “L’uomo delle bolle”. Dalla ideazione dei personaggi allo storyboard, gli schizzi, la scelta del palette colore: l’illustratrice spiega in dettaglio il suo metodo di lavoro.

SAROLTA SZULYOVSZKY
È un’illustratrice ungherese nata a Budapest e dal 1997 vive in Italia. In Patria ha studiato Arte applicata all’Università Nyugat-Magyarországi di Sopron. Dopo alcune esperienze in studi grafici, si avvicina al mondo dell’illustrazione frequentando un corso a Sàrmede nel 2005. Nello stesso anno viene pubblicato il suo primo libro. Finora ha illustrato oltre 20 libri per bambini e adulti, per case editrici ungheresi, italiane, polacche e statunitensi. Lavora con tecniche tradizionali (acrilico, collage, matita), con tecniche digitali e miste. Ha esposto nel 2011 e nel 2013 alla Biennale d’Illustrazione di Bratislava, nel 2008 al Salone del libro di Torino, dal 2007 al 2012 alla Mostra Internazionale di Illustrazione Le immagini della fantasia di Sàrmede e in molte altre mostre collettive e personali in Italia e all’estero. Nel 2013 la sua copertina per Folyékony tekintet (ed. Libri, Budapest, 2013) è stata selezionata da The Wall Street Journal tra le 12 copertine più belle della Fiera del libro di Francoforte. Dal 2010 è docente di grafica e illustrazione presso enti di formazione professionale nel Friuli Venezia Giulia. Nel 2018 e nel 2019 è stata nominata al prestigioso premio Astrid Lindgren Memorial Award. Nel 2021 è stata selezionata tra i 15 illustratori che rappresentano l’Ungheria alla Biennale d’Illustrazione di Bratislava.
PATRIARCATO DI AQUILEIA E REPUBBLICA DI VENEZIA
[ 4 incontri › 12 ore 1 visita guidata > 8 ore]
Venezia 1420. Lo stato dell’arte
Fulvio Dell’Agnese storico d’arte
I patriarchi di Aquileia di origine veneziana e le arti in Friuli dal 1420 al 1751. Cronache, appunti, note a margine
Angelo Bertani critico d’arte
4. Mercoledì 9 dicembre 2020 › 15.30
Racconti in musica. Antiche tradizioni di cultura popolare tra Friuli, Veneto, Austria e Slovenia: la villotta friulana.
Omaggio a Renato Appi Giancarlo Pauletto critico d’arte
5. Lunedì 14 dicembre 2020 › 15.30
PORTUS NAONIS: I PAPU INCONTRANO MERCANTI, SIGNORI E POPOLO TRA BARCHE E LINGUE DIVERSE
Spettacolo appositamente commissionato ad Andrea Appi e Ramiro Besa, in arte I Papu
STORIA DEL PATRIARCATO DI AQUILEIA ATTORNO AL 1420
[ 3 incontri › 9 ore ]
A cura di Pier Carlo Begotti, storico della lingua e letteratura friulana
I cibi quotidiani: banchetti e mense povere
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Legno, paglia, mattoni e pietre nelle dimore
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Lavorare con le mani, le macchine e la mente
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Il tardo Medioevo, per la gran parte del Friuli, caratterizzato nel 1420 dal passaggio del governo dai Patriarchi a Venezia, fu un periodo di innovazioni e, insieme, di conservazioni. I maggiori mutamenti, oltre che sul piano politico e istituzionale, si ebbero in campo culturale, con la rinascita delle arti, della scuola e della letteratura. A tali cambiamenti non corrisposero modifiche nella vita quotidiana, sia tra i nobili, i mercanti, il clero e gli artigiani, sia tra i contadini. Le testimonianze archeologiche e pittoriche, le relazioni e i documenti d’archivio (scritture pratiche come lettere, resoconti, registri contabili) testimoniano una sostanziale stabilità nella costruzione dei luoghi dell’abitare, nell’arredamento e nella suddivisione degli spazi interni ed esterni (ma con il graduale passaggio dei castelli da fortificazioni a palazzi signorili); nel modo di lavorare e di organizzare il lavoro; nell’alimentazione e nelle modalità di procurarsi il cibo.
VOLTI. PITTURE. PAOLO DEL GIUDICE
Nell’ambito delle iniziative del XXIX Festival Internazionale di Musica Sacra 2020 “Trinitas. Trinità dell’Umano”
da sabato 31 ottobre 2020 a domenica 10 gennaio 2021
Sesto al Reghena- Salone abbaziale Santa Maria in Silvis
Dal venerdì alla domenica 10.00-12.00 / 15.00-18.00
Difficile, qualche mese fa, immaginare di riprendere e realizzare un programma di cultura. Temevamo di dover far pausa per almeno un anno; ma l’andamento della pandemia e anche la volontà di tutta l’équipe del Festival, la disponibilità cordiale di tanti operatori già coinvolti nella stesura del programma triennale, risultato vincente nel bando regionale, ci ha persuaso a realizzare questa XXIX edizione. MFV
Comune di Sesto al Reghena, Presenza e Cultura e Centro Iniziative Culturali Pordenone. In collaborazione con Centro Culturale Casa A. Zanussi Pordenone. Con il sostegno Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
RINVIATO A DICEMBRE in data da definirsi
nel Salone abbaziale Santa Maria in Silvis, Sesto al Reghena
Ingresso con prenotazione obbligatoria: [email protected] Tel. 0434.699701INTERMEZZO MUSICALE con Adolfo Del Cont, a cura del Conservatorio Tomadini di Udine PROGRAMMA Vladislav Solotarev – Suite n.6: mattino d’inverno – al villaggio cornamuse – crepuscolo – tararushki
NELLO SPECCHIO DEI VOLTI
[…] Ma l’uomo è uno – e sia pure un “uno” a volte problematico e soggetto a sdoppiamento; in quanto “uno” ha bisogno anzitutto di un’ipotesi di realtà all’interno della quale operare consapevolmente, se non voglia essere sempre guidato da poteri che agiscono al di fuori di lui.
Anche a quest’ordine di pensieri invita la mostra di Paolo Del Giudice, e lo fa già dal suo titolo. Nel quale si esprime, da un lato, il linguaggio artistico che viene accostato alla musica, cioè la pittura, e dall’altro un tema, questi “Volti”, che giustamente l’artista stesso non vuole chiamare ritratti perché – come scrive nel catalogo Memorie di carta, del 2008 – sono “volti sacri di artisti scrittori e poeti da me amati e frequentati” che nascono “filtrati dall’immagine mentale impressa nella memoria”, mentre il ritratto “richiede un soggetto in carne e ossa che sta davanti a te e che ti sfida a carpirgli il segreto più autentico”.
Ecco dunque che si viene delineando il rapporto specifico tra questa mostra e il tema generale del Festival, intitolato quest’anno alla figura del Pater: in che maniera questi “volti sacri di artisti scrittori e poeti” sono accostabili – appunto – alla figura del Pater, si possono cioè riconoscere entro l’aura di esemplarità e di autorità, in cui sia il padre mitico, biblico, religioso, come quello quotidiano della vita familiare, tendono a collocarsi? Ciò si dice dando per scontato che questa figura possa anche voltarsi in quella del “padre padrone”, e quindi negare l’ambito positivo in cui sta abitualmente. Quel “sacri” che Del Giudice stesso accosta al termine “volti” può essere l’inizio di una risposta, se si concordi sull’idea che la “sacralità” di cui si parla non ha qui colore religioso, ma laico e culturale, che non intende mitizzare la figura dell’intellettuale – artista scrittore poeta che sia – sì però sottolineare l’importanza centrale di uno sforzo creativo e di pensiero – quello che si manifesta nell’opera – che è oggi diventato per molti l’unica possibile bussola entro le tremende contraddizioni che segnano la vita del mondo contemporaneo, sempre in precario equilibrio sull’orlo di sventure, ecologiche e politiche, di cui l’umanità stessa è in gran parte causa.[…] Giancarlo Pauletto
PAOLO DEL GIUDICE è nato nel 1952 a Treviso. Si è sempre dedicato alla pittura. Tra il 1973 e il 1983 partecipa alle iniziative della Bevilacqua La Masa. Dal 1985 è presente a Milano (Avida Dollars, Studio Gastaldelli) e a Roma (L’Attico di Sargentini). Dal 2006 una serie di grandi mostre: P.P.Pasolini: volti, 2006, Palazzo Ducale, Mantova; Viaggio in Italia, 2006- 2007 Venezia, Spoleto, Bassano; Pietas Mundi, 2007 Galleria Sagittaria, Pordenone; Memorie di carta, 2008-2009, sei mostre in ambito nazionale; Verderame, 2010, Valle Imperina (BL); Percorsi dipinti – sguardi quotidiani su Treviso, 2011, nove sedi del centro storico; Retrospettiva, 2012, ex Macello, Padova; Inseguire Venezia, 2017, Caorle; Angeli e camion, 2017, Villa Brandolini, Pieve di Soligo; Visioni del Sacro, 2018, Mantova; Grande Guerra – volti momenti relitti, 2018, Forte Mezzacapo (Mestre) e Vittorio Veneto.
ADOLFO DEL CONT si è diplomato in fisarmonica e pianoforte con il massimo dei voti e la lode. Ha tenuto numerosi concerti in tutta Europa, Russia e USA spesso in importanti stagioni concertistiche internazionali, in varie formazioni cameristiche, con orchestre sinfoniche e soprattutto in qualità di solista, presentando un vasto repertorio spaziante dal barocco alle composizioni contemporanee per fisarmonica anche a lui dedicate.
Ha trascritto per fisarmonica classica opere di importanti compositori pubblicate dalle edizioni Berben di Ancona e si è distinto in importanti concorsi internazionali: Primo Premio nel 1988 a Camalò (Tv) e al Grand Prix “Lacroix” (S. Etienne – Francia), nel 1990 a Los Angeles (USA) e nel 1992 al T.I.M. di Roma. Secondo Premio nel 1987 a Castelfìdardo (AN) e nel 1988 al Trofeo Mondiale C.M.A. in Francia. Finalista a Klingenthal, in Germania, nel 1989. È regolarmente invitato in qualità di giurato nei Conservatori di musica e nei concorsi internazionali. Ha realizzato varie incisioni discografiche, tra le quali il CD Classic Accordion – bayan solo, con importanti composizioni dal periodo barocco al repertorio fisarmonicistico contemporaneo, presentato anche su RAI Radio Tre. Molti suoi allievi sono risultati vincitori a concorsi internazionali e si sono diplomati nei conservatori di stato. È titolare di cattedra al Conservatorio Statale Tomadini di Udine.





