Tra XII e XIV secolo, la Chiesa attraversò una profonda crisi di credibilità: ricchezze e potere mondano, che spesso si accompagnavano a corruzione morale e allontanamento dai valori evangelici, vennero denunciati in tutt’Europa da intellettuali quali Abelardo, Guglielmo da Ockham o lo stesso Dante Alighieri, oltre che criticati, derisi e parodiati in opere letterarie fra le quali Le Roman de Fauvel, i Carmina Burana il Decameron. La corruzione di una parte del clero, unita alla scarsa evangelizzazione del laicato, favorirono anche la diffusione di movimenti ereticali come quelli dei Catari e dei Valdesi, che mettevano in discussione i dogmi e l’autorità ecclesiastica. In questo scenario travagliato, nascono contemporaneamente, per opera di due giganti della Fede, San Francesco d’Assisi (1181/1182-1226) e San Domenico di Guzmán (1170-1221), due nuovi ordini religiosi: rispettivamente i Mendicanti e i Predicatori. Mentre i tradizionali ordini monastici continuavano ad accogliere chi desiderava staccarsi dal mondo per dedicarsi alla preghiera, i Francescani e i Domenicani si dedicarono totalmente alla predicazione e all’educazione dei laici nelle compagini cittadine e rurali, contribuendo con la scelta di povertà personale al rinnovamento spirituale della Chiesa e predicando un’alternativa credibile e ortodossa alle eresie diffuse. Grazie all’azione dei predicatori, i laici di ogni classe sociale furono invogliati a coltivare la propria formazione religiosa e a praticare una vita di preghiera comunitaria. Le Compagnie dei Laudesi, confraternite di fedeli laici diffuse soprattutto nell’Italia dei Comuni, si riunivano regolarmente a pregare cantando le “laude”, canti religiosi in lingua volgare i cui testi, ispirati alla vita di Cristo, della Vergine o dei Santi, avevano anche uno scopo educativo e morale, aiutando a contrastare le idee ereticali con il linguaggio comprensibile e coinvolgente del canto. Così, attraverso la parola predicata e quella cantata, ordini religiosi e confraternite formarono un unico fronte a difesa dell’ortodossia e dell’unità della Chiesa.
Cinque grandi concerti nel cartellone inaugurale, da giovedĺ 11 giugno a domenica 5 luglio, anteprima del consueto programma autunnale che si aprirà con uno straordinario concerto Omaggio a Papa Leone.Sigla l’inaugurazione del cartellone di primavera-estate l’azione scenica in occasione dell’800° anniversario dalla morte di San Francesco d’Assisi. Dal repertorio antico delle laude duecentesche il festival spazierà fino alle composizioni contemporanee con nuove commissioni, nate dalla collaborazione con i maggiori festival italiani di musica sacra.
Un’esplorazione musicale che approccia il tema della musica sacra nella sua dimensione spirituale e umana, in un viaggio sonoro fra devozione, ortodossia e divergenza: “Fede ed eresia” è il tema del nuovo percorso triennale del Festival Internazionale di Musica Sacra di Pordenone, giunto alla 35^ edizione, promosso da Presenza e Cultura per la direzione artistica dei Maestri Franco Calabretto e Eddi De Nadai, con la collaborazione del Ministero della Cultura, della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e del Comune di Pordenone, con il sostegno inoltre di Fondazione Friuli e di BCC Pordenonese Monsile.
Dopo la felice sperimentazione del 2025, anche per la sua edizione 2026 il festival sarà articolato in due fasi: il composito cartellone tradizionalmente in programma in autunno sarà anticipato da un programma che attraversa la primavera e l’inizio dell’estate: da giovedì 11 giugno a domenica 5 luglio si alterneranno cinque concerti serali nel Duomo Concattedrale di San Marco a Pordenone (ore 20.45) e due giornate di laboratorio di musica sacra bizantina in Casa Zanussi. Seguirà, fra ottobre e novembre la consueta fase autunnale del Festival, che si aprirà con un concerto di grande rilievo, domenica 11 ottobre: l’Omaggio a Papa Leone affidato al Guillou Consort, apripista di ulteriori otto concerti, integrati da mostre d’arte, lezioni concerto e conferenze di approfondimento. Spiega il co-direttore artistico Franco Calabretto: «il nuovo triennio amplia ulteriormente l’indagine verso i territori della non ortodossia, in un percorso di avvicinamento al 2027 che ospiterà una grande produzione sul tema dell’eresia. Da sottolineare l’evento inaugurale di questa 35ma edizione, e la sua valenza emblematica: racconta infatti l’incontro fra San Francesco ed il Sultano, sullo sfondo della Crociata per la conquista di Gerusalemme. I due non si combattono, ma cercano territori comuni tra le diverse fedi, nel segno dell’amore». E osserva il co-direttore del festival, Eddi De Nadai: «le proposte del cartellone 2026 di Musica Sacra sono di altissimo livello artistico e lanciano il conto alla rovescia in vista di Pordenone Capitale della Cultura 2027, quando il Festival avrà uno spazio di grande rilievo e si porrà fra gli eventi di riferimento, in un anno speciale per la proposta culturale della città»
«Fede ed eresia - sottolinea il presidente di Presenza e Cultura Orioldo Marson – ci riporta all’esperienza religiosa credente: dove la cosiddetta *eresia* nasce e si sviluppa, in genere come un tentativo di capire meglio la verità di Dio e della vita; una “strada prescelta”, come significa etimologicamente il termine greco. Possono poi verificarsi, per ragioni molteplici, divisioni e contrasti. Certo, la storia ha tante lezioni da insegnarci e cercheremo di raccoglierne alcune. Dal punto di vista sociale e antropologico, qualcuno è sempre eretico per qualcun altro. Qualcuno lo è per me e io lo sono per qualcuno. Quello che conta è la ricerca che deve continuare sempre, insieme al rispetto reciproco. Come potremmo noi, in Europa ma anche in tutto il mondo, ignorare queste dinamiche? Il cristianesimo nasce plurale, e plurale rimane. Per questo ascoltiamo con gioia le musiche di J.S. Bach e le liturgie dell’oriente cristiano. Il tema presenta un suo significato “laico” quanto mai provocatorio oggi: conil rischio in atto di processi e dinamiche di pensiero unico, governato da pochi potenti, è importante il richiamo alla libertà di pensiero e alla responsabilità personale»