Elena Di Marino soprano Marina Bonetti arpa doppia a tre ordini
Nel primo Seicento italiano, parola e suono si incontrano in una forma capace di toccare profondamente la dimensione interiore. La musica di questo periodo si muove con naturalezza tra raccoglimento e intensità, tra meditazione e partecipazione interiore. Il titolo Ghirlanda spirituale richiama l’idea di una raccolta di brani diversi, come fiori intrecciati in una stessa corona: ogni pezzo conserva la propria identità, ma tutti partecipano a un unico percorso, fatto di contrasti, affetti e risonanze interiori. Il programma attraversa diverse forme vocali del primo Seicento mettendo in luce la varietà dei linguaggi e dei modi di esprimere il testo. Alcuni brani si ispirano al Cantico dei Cantici, fonte privilegiata della cultura musicale seicentesca: testi come Audi, amica mea di Bartolomeo Barbarino e O quam tu pulchra es di Alessandro Grandi trasformano il linguaggio amoroso in un’espressione di devozione, in un equilibrio sottile tra sensualità e tensione spirituale. Accanto a questi, trovano spazio anche forme più semplici legate alla pratica oratoriana, come O forza divina dell’oratione, costruita sull’aria detta Bella Pedrina, esempio di adattamento di un modello musicale conosciuto al testo. Il percorso si apre con il Lamento di Johann Jakob Froberger, una delle pagine più intense del Seicento europeo, e si sviluppa attraverso una successione di forme e caratteri diversi, accomunati dalla centralità dell’espressione. Le pagine strumentali si inseriscono in questo tessuto come momenti di articolazione e di approfondimento: dalla Ricercata anonima del manoscritto di Castell’Arquato, esempio di scrittura contrappuntistica su modello imitativo, alla libertà e al colore delle intavolature di Johann Hieronymus Kapsberger e della toccata di Francesco Lambardo, fino alla Passacaglia di Luigi Rossi, unica testimonianza strumentale a lui attribuita giunta fino a noi, trasmessa nel manoscritto Bauyn. Al centro si colloca Dicano i monti di Orazio Michi dell’Arpa, una cantata spirituale in cui il rapporto tra parola e musica si fa particolarmente diretto e articolato e non mancano pagine di destinazione liturgica, come il mottetto Iubilet tota civitas di Claudio Monteverdi, che amplia ulteriormente l’orizzonte del percorso. In questo contesto, l’arpa si inserisce come uno degli strumenti privilegiati dell’epoca per l’accompagnamento del canto, capace di sostenerlo con equilibrio e trasparenza, ma anche di dialogare con esso con grande flessibilità. Lo strumento utilizzato è l’arpa cosiddetta “doppia”, già nel Seicento indicata come arpa a tre ordini o a tre registri: uno strumento oggi raramente ascoltato, ma allora particolarmente ricercato per la ricchezza del suo suono e per le sue possibilità espressive. Il percorso si conclude con la Canzonetta sopra alla nanna di Tarquinio Merula, una pagina di grande intensità, in cui la dolcezza della ninna nanna si intreccia ad una meditazione profonda sul dolore e sul destino umano. Questa “ghirlanda” musicale invita a un ascolto raccolto, in cui la varietà delle forme e dei linguaggi si ricompone in un’esperienza unitaria.
Cinque grandi concerti nel cartellone inaugurale, da giovedĺ 11 giugno a domenica 5 luglio, anteprima del consueto programma autunnale che si aprirà con uno straordinario concerto Omaggio a Papa Leone.Sigla l’inaugurazione del cartellone di primavera-estate l’azione scenica in occasione dell’800° anniversario dalla morte di San Francesco d’Assisi. Dal repertorio antico delle laude duecentesche il festival spazierà fino alle composizioni contemporanee con nuove commissioni, nate dalla collaborazione con i maggiori festival italiani di musica sacra.
Un’esplorazione musicale che approccia il tema della musica sacra nella sua dimensione spirituale e umana, in un viaggio sonoro fra devozione, ortodossia e divergenza: “Fede ed eresia” è il tema del nuovo percorso triennale del Festival Internazionale di Musica Sacra di Pordenone, giunto alla 35^ edizione, promosso da Presenza e Cultura per la direzione artistica dei Maestri Franco Calabretto e Eddi De Nadai, con la collaborazione del Ministero della Cultura, della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e del Comune di Pordenone, con il sostegno inoltre di Fondazione Friuli e di BCC Pordenonese Monsile.
Dopo la felice sperimentazione del 2025, anche per la sua edizione 2026 il festival sarà articolato in due fasi: il composito cartellone tradizionalmente in programma in autunno sarà anticipato da un programma che attraversa la primavera e l’inizio dell’estate: da giovedì 11 giugno a domenica 5 luglio si alterneranno cinque concerti serali nel Duomo Concattedrale di San Marco a Pordenone (ore 20.45) e due giornate di laboratorio di musica sacra bizantina in Casa Zanussi. Seguirà, fra ottobre e novembre la consueta fase autunnale del Festival, che si aprirà con un concerto di grande rilievo, domenica 11 ottobre: l’Omaggio a Papa Leone affidato al Guillou Consort, apripista di ulteriori otto concerti, integrati da mostre d’arte, lezioni concerto e conferenze di approfondimento. Spiega il co-direttore artistico Franco Calabretto: «il nuovo triennio amplia ulteriormente l’indagine verso i territori della non ortodossia, in un percorso di avvicinamento al 2027 che ospiterà una grande produzione sul tema dell’eresia. Da sottolineare l’evento inaugurale di questa 35ma edizione, e la sua valenza emblematica: racconta infatti l’incontro fra San Francesco ed il Sultano, sullo sfondo della Crociata per la conquista di Gerusalemme. I due non si combattono, ma cercano territori comuni tra le diverse fedi, nel segno dell’amore». E osserva il co-direttore del festival, Eddi De Nadai: «le proposte del cartellone 2026 di Musica Sacra sono di altissimo livello artistico e lanciano il conto alla rovescia in vista di Pordenone Capitale della Cultura 2027, quando il Festival avrà uno spazio di grande rilievo e si porrà fra gli eventi di riferimento, in un anno speciale per la proposta culturale della città»
«Fede ed eresia - sottolinea il presidente di Presenza e Cultura Orioldo Marson – ci riporta all’esperienza religiosa credente: dove la cosiddetta *eresia* nasce e si sviluppa, in genere come un tentativo di capire meglio la verità di Dio e della vita; una “strada prescelta”, come significa etimologicamente il termine greco. Possono poi verificarsi, per ragioni molteplici, divisioni e contrasti. Certo, la storia ha tante lezioni da insegnarci e cercheremo di raccoglierne alcune. Dal punto di vista sociale e antropologico, qualcuno è sempre eretico per qualcun altro. Qualcuno lo è per me e io lo sono per qualcuno. Quello che conta è la ricerca che deve continuare sempre, insieme al rispetto reciproco. Come potremmo noi, in Europa ma anche in tutto il mondo, ignorare queste dinamiche? Il cristianesimo nasce plurale, e plurale rimane. Per questo ascoltiamo con gioia le musiche di J.S. Bach e le liturgie dell’oriente cristiano. Il tema presenta un suo significato “laico” quanto mai provocatorio oggi: conil rischio in atto di processi e dinamiche di pensiero unico, governato da pochi potenti, è importante il richiamo alla libertà di pensiero e alla responsabilità personale»