• 18 Giugno 2026
  • ore 20:45
  • Duomo Concattedrale San Marco Pordenone
  • 18 Giugno 2026
  • ore 20:45
  • Duomo Concattedrale San Marco Pordenone

LAUDARIUM

La tradizione della lauda francescana tra Centro Italia e Veneto. Nell’Ottocentenario della morte di S.Francesco

LaReverdie

Claudia Caffagni voce, liuto
Livia Caffagni voce, viella, flauti
Elisabetta de Mircovich voce, viella, symphonia, campane
Teodora Tommasi voce, arpa, flauti
Matteo Zenatti voce, arpa, tamburello

Tra XII e XIV secolo, la Chiesa attraversò una profonda crisi di credibilità: ricchezze e potere mondano, che spesso si accompagnavano a corruzione morale e allontanamento dai valori evangelici, vennero denunciati in tutt’Europa da intellettuali quali Abelardo, Guglielmo da Ockham o lo stesso Dante Alighieri, oltre che criticati, derisi e parodiati in opere letterarie fra le quali Le Roman de Fauvel, i Carmina Burana il Decameron. La corruzione di una parte del clero, unita alla scarsa evangelizzazione del laicato, favorirono anche la diffusione di movimenti ereticali come quelli dei Catari e dei Valdesi, che mettevano in discussione i dogmi e l’autorità ecclesiastica. In questo scenario travagliato, nascono contemporaneamente, per opera di due giganti della Fede, San Francesco d’Assisi (1181/1182-1226) e San Domenico di Guzmán (1170-1221), due nuovi ordini religiosi: rispettivamente i Mendicanti e i Predicatori. Mentre i tradizionali ordini monastici continuavano ad accogliere chi desiderava staccarsi dal mondo per dedicarsi alla preghiera, i Francescani e i Domenicani si dedicarono totalmente alla predicazione e all’educazione dei laici nelle compagini cittadine e rurali, contribuendo con la scelta di povertà personale al rinnovamento spirituale della Chiesa e predicando un’alternativa credibile e ortodossa alle eresie diffuse.
Grazie all’azione dei predicatori, i laici di ogni classe sociale furono invogliati a coltivare la propria formazione religiosa e a praticare una vita di preghiera comunitaria. Le Compagnie dei Laudesi, confraternite di fedeli laici diffuse soprattutto nell’Italia dei Comuni, si riunivano regolarmente a pregare cantando le “laude”, canti religiosi in lingua volgare i cui testi, ispirati alla vita di Cristo, della Vergine o dei Santi, avevano anche uno scopo educativo e morale, aiutando a contrastare le idee ereticali con il linguaggio comprensibile e coinvolgente del canto. Così, attraverso la parola predicata e quella cantata, ordini religiosi e confraternite formarono un unico fronte a difesa dell’ortodossia e dell’unità della Chiesa.

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Un’esplorazione musicale che approccia il tema della musica sacra nella sua dimensione spirituale e umana, in un viaggio sonoro fra devozione, ortodossia e divergenza:  “Fede ed eresia” è il tema del nuovo percorso triennale del Festival Internazionale di Musica Sacra di Pordenone, giunto alla 35^ edizione, promosso da Presenza e Cultura per la direzione artistica dei Maestri Franco Calabretto e Eddi De Nadai, con la collaborazione del Ministero della Cultura, della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e del Comune di Pordenone, con il sostegno inoltre di Fondazione Friuli e di BCC Pordenonese Monsile.

Dopo la felice sperimentazione del 2025, anche per la sua edizione 2026 il festival sarà articolato in due fasi: il composito cartellone tradizionalmente in programma in autunno sarà anticipato da un programma che attraversa la primavera e l’inizio dell’estate: da giovedì 11 giugno a domenica 5 luglio si alterneranno  cinque concerti serali nel Duomo Concattedrale di San Marco a Pordenone (ore 20.45) e due giornate di laboratorio di musica sacra bizantina in Casa Zanussi. Seguirà, fra ottobre e novembre la consueta fase autunnale del Festival, che si aprirà con un concerto di grande rilievo, domenica 11 ottobre: l’Omaggio a Papa Leone affidato al Guillou Consort, apripista di ulteriori otto concerti, integrati da mostre d’arte, lezioni concerto e conferenze di approfondimento. Spiega il co-direttore artistico Franco Calabretto: «il nuovo triennio amplia ulteriormente l’indagine verso i territori della non ortodossia, in un percorso di avvicinamento al 2027 che ospiterà una grande produzione sul tema dell’eresia. Da sottolineare l’evento inaugurale di questa 35ma edizione, e la sua valenza emblematica: racconta infatti l’incontro fra San Francesco ed il Sultano, sullo sfondo della Crociata per la conquista di Gerusalemme. I due non si combattono, ma cercano territori comuni tra le diverse fedi, nel segno dell’amore».  E osserva il co-direttore del festival, Eddi De Nadai: «le proposte del cartellone 2026 di Musica Sacra sono di altissimo livello artistico e lanciano il conto alla rovescia in vista di Pordenone Capitale della Cultura 2027, quando il Festival avrà uno spazio di grande rilievo e si porrà fra gli eventi di riferimento, in un anno speciale per la proposta culturale della città»

«Fede ed eresia - sottolinea il presidente di Presenza e Cultura Orioldo Marson – ci riporta all’esperienza religiosa credente: dove la cosiddetta *eresia* nasce e si sviluppa, in genere come un tentativo di capire meglio la verità di Dio e della vita; una “strada prescelta”, come significa etimologicamente il termine greco. Possono poi verificarsi, per ragioni molteplici, divisioni e contrasti. Certo, la storia ha tante lezioni da insegnarci e cercheremo di raccoglierne alcune. Dal punto di vista sociale e antropologico, qualcuno è sempre eretico per qualcun altro. Qualcuno lo è per me e io lo sono per qualcuno. Quello che conta è la ricerca che deve continuare sempre, insieme al rispetto reciproco.  Come potremmo noi, in Europa ma anche in tutto il mondo, ignorare queste dinamiche? Il cristianesimo nasce plurale, e plurale rimane. Per questo ascoltiamo con gioia le musiche di J.S. Bach e le liturgie dell’oriente cristiano. Il tema presenta un suo significato “laico” quanto mai provocatorio oggi: con il rischio in atto di processi e dinamiche di pensiero unico, governato da pochi potenti, è importante il richiamo alla libertà di pensiero e alla responsabilità personale»

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